By: Loretta Sebastiani
     

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Metaponto: la storia

Metaponto

Siamo nel VII sec. a.C. Il Mare Mediterraneo è solcato da tante navi. Popolazioni intrepide, a caccia di nuovi territori per l’agricoltura e il commercio. Tra le coste della Grecia, in particolare del Peloponneso, e le coste ioniche il passo è breve. Ed ecco arrivare i Greci, per la precisione gli Achei proprio qui tra le foci dei due fiumi Bradano e Basento. Il territorio è fertile (lo dimostra la spiga d’orzo che diventa l’emblema della moneta metapontina); i due fiumi consentono di mantenere i contatti con insediamenti più interni per ampliare i traffici; il mare offre tantissime opportunità. Nasce così Metaponto e non come vuole la leggenda ad opera di Nestore di Pilo, eroe fuggiasco di Troia nel 773 a.C.
Si tratta per lo più di contadini, allevatori, mercanti e artigiani. Gli Achei sono numerosi e si insediano non solo su questo lembo di costa ionica ma in vaste zone dell’Italia meridionale dando origine così alla Magna Grecia. Un territorio greco ancora più importante dal punto di vista culturale della madrepatria.
Probabilmente gli Achei non sono i primi ad approdare su queste coste metapontine dalla Grecia; sono stati preceduti secoli prima dai Micenei (nell’Età del Bronzo) e la voce popolare ha tramandato di questi lidi con così tante attrattive. E quando nasce l’esigenza di insediarsi in nuove terre perchè le proprie sono diventate strette e pericolose … ecco che la scelta è facilitata da rotte già solcate in precedenza. L’Italia è sempre stata terra di emigrazione e di immigrazione.
Ma torniamo all’arrivo degli Achei. Il problema sono gli Enotri, la popolazione che già abitava la zona.
Gli Enotri avevano raggiunto l’Italia all’inizio dell’Età del Ferro, cioè nell’XI secolo a. C. Avevano poi occupato la Basilicata, la Puglia e la parte settentrionale della Calabria.
L’avanzata dei Greci li costringe a ritrarsi nell’entroterra e da qui nasce una storia infinita di guerre contro i Greci e le loro colonie. A dire il vero spesso riescono anche a saccheggiarle nonostante gli Achei avessero fondato delle fattorie per arginare gli Enotri. Ma nel V secolo a.C. gli Enotri scompaiono sotto la pressione conquistatrice delle genti sabelliche.

Nel frattempo si assiste all’integrazione degli Achei nella località, alla lavorazione in loco di artigiani greci che lasciano tracce di sè sotto forma di anfore da trasporto, ceramiche fini da mensa e piccoli contenitori decorati. Questi manufatti prendono il posto dei vasi che si producevano negli anni antecedenti e sono visibili nel bel museo di Metaponto (Museo Archeologico Nazionale). Il museo è visitabile e con biglietto d’ingresso a prezzo modico.

Ovviamente tra le popolazioni autoctone cominciano a radicarsi i miti greci e gradualmente si arriva al periodo di maggior splendore di questa colonia greca. Ne sono testimonianza non solo le suppellettili ma anche i resti degli edifici che nei secoli sono stati costruiti. Per ammirarli basta andare al parco archeologico di Metaponto, visitabile gratuitamente. La colonia achea viene eretta presso la foce del fiume Bradano ed è circondata da una cinta muraria eretta dal VI al IV secolo a. C. Caratteristiche le strade perpendicolari alla costa che ne incrociano altre ad angolo retto e organizzate su assi principali.
Ma la testimonianza che colpisce di più è sicuramente legata ai resti del santuario costituito da quattro luoghi di culto:

  • – il tempio C, dedicato a una divinità sconosciuta – forse Atena, dell’inizio del VI secolo a. C. di cui sono rimasti alcuni blocchi squadrati e frammenti del rivestimento in terracotta;
  • – il tempio A, dedicato ad Hera, anch’esso del VI seccolo a. C. ma successivo, di cui si riesce a intravedere la pianta con otto colonne sul fronte e dodici sul lato lungo, con cella lunga e stretta (del tempio restano, oltre allo sviluppo perimetrale della base, frammenti della cella e rocchi di colonne doriche);
  • – il tempio B, dedicato ad Apollo Lykaios, ridotto ai minimi termini ma dai cui resti si evince una caratteristica ben precisa: non presentava colonne per cui la cella interna era completamente buia per la presenza di un muro continuo;
  • – il tempio D, dedicato ad Artemide, del V secolo a.C
    A destra dell’area sacra spicca l’agorà (piazza) dedicata a Zeus, con resti di altari per i culti pubblici e di edifici destinati a riunione.


Vita religiosa e pubblica in poche centinaia di metri. Si fa comunque fatica ad immaginare queste costruzioni nella loro tridimensionalità perchè gli edifici sono stati ampiamente saccheggiati nel corso dei secoli per la mancanza cronica di materiale da costruzione. Ci viene in aiuto la ricostruzione realizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e che è esposta ai margini del Parco insieme alla pianta per cui ci si orienta molto bene.
Nei pressi si trovano anche i resti di un castrum romano, in uso fino al VI secolo d. C.
Già, castrum romano. Il declino della colonia si deve all’avanzata dei Romani (III secolo a. C.). La colonia perde la propria autonomia e il proprio prestigio, si riduce al solo porto nella foce del Basento e l’agorà viene occupata da sepolture. Soprattutto questa destinazione d’uso fa capire come siano stati tagliati i rapporti culturali col periodo precedente. Più tardi quando ormai la città è decaduta viene saccheggiata anche da Spartaco.

Più distanti da questa area sono invece i resti più noti, le Tavole Palatine. Il tempio, dedicato ad Hera, delimitava i confini della colonia. Splendide da visitare verso il tramonto. Hera era appunto nel mondo greco la dea protrettrice dei confini. I resti del tempio sorgono lungo la Strada Statale 106 che attualmente collega Taranto a Reggio Calabria e che ripropone un antico tracciato posto al limite del territorio.
Le tavole Palatine sono localizzate nel sito chiamato chora che corrisponde alla campagna che si estendeva intorno alla colonia greca e che era stato diviso in trentanove limites ciascuna affidata ad un colono.

Altra nota storica che fa capire l’importanza che ebbe Metaponto nella Magna Grecia. In questa colonia si rifugia Pitagora. Nel 530 a.C. è costretto ad abbandonare la natia Samo per sfuggire alla tirannide di Policrate e dapprima vive a Crotone per poi traferirsi a Metaponto dove fonda una scuola famosa. La sua scuola sopravvive per oltre due secoli alla sua morte. I cittadini alla sua morte trasformano la sua casa nel tempio di Cerere per dimostrare la venerazione verso quest’uomo noto non solo come matematico ma anche come astronomo, filosofo … Tra le altre cose è alla sua scuola che si deve l’intuizione della sfericità della Terra e del suo moto di rivoluzione.

Metaponto è attualmente la frazione di Bernalda.

Alla prossima

Carlo & Loretta