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Matera e i suoi sassi

Non si può lasciare la Basilicata senza visitare i Sassi di Matera: da vergogna d’Italia a patrimonio mondiale UNESCO.

Matera è antichissima e si è sviluppata intorno alla sua gravina. Inizialmente le stesse caverne erano utilizzate come abitazioni ma poi col progredire della civiltà fu costruita la città vera e propria, la Civitas, utilizzando il tufo estratto nei dintorni. Ma la Civitas era la città abitata dalle persone facoltose. Contemporaneamente si sviluppava un sistema di abitazioni in parte scavate e in parte costruite proprio intorno alla gravina e nella gravina per i meno abbienti. La casa-grotta, la casa-grotta-stalla ne sono diventate gli emblemi. Così si sono sviluppati i Sassi da cui sono stati allontanati gli abitanti che vivevano  in uno stato di degrado preoccupante  grazie all’azione di Alcide De Gasperi negli anni ’50.

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Sassi di matera
Sassi di matera
Sassi di matera
Sassi di matera
Sassi di matera
Sassi di matera

Sono le 12,30 di una torrida giornata di luglio; il sole è a picco sulle nostre teste e neanche un cappello, ovviamente. La visita guidata dovrebbe durare al massino un’ora e mezza. Ritorneremo al punto di partenza solo alle 15,30. Tre ore sotto un sole acceccante e cocente ma quasi non ce ne accorgiamo. Che dire delle sensazioni che si provano in questo giro? Non ti accorgi del tempo che passa, della fatica del saliscendi con questo caldo, della sete. Fame? non la senti tanto sei preso. L’immaginazione corre. Come facevano a vivere in queste condizioni? eppure avevano escogitato dei sistemi per recuperare l’acqua, lo spazio, per fare il vino, per cuocere il pane nei forni a legna. E il pane lo timbravano per poterlo riconoscere quando usciva dal forno.
E noi ci lamentiamo e diciamo che la vita è dura. Fate un giro per i Sassi e vi ricrederete subito.
Ma l’emozione più grande la si vive visitando “Casa Grotta” di Vico Solitario. Quella visita ci ha segnato. Veramente.

La casa ha mantenuto i suoi arredi originali e quindi è una testimonianza autentica dello stile di vita di chi l’ha abitata per tanto tempo.
L’ingresso è angusto. La casa, in parte scavata e in parte costruita. E’ stata abitata fino al 1956 ma in quali condizioni? In uno spazio angusto vivevano in tanti. Colpisce subito il letto. Alto sul pavimento perchè il pagliericcio è ben gonfio e sotto il letto trovavano posto tante cose, compresa la chioccia con i piccoli. Ma non è l’unica commistione uomo-animali. Il letto è alto anche perchè il capofamiglia da lì dominava la situazione e se qualche maleintenzionato tentava di rubare l’unica vera ricchezza della famiglia, il mulo, poteva reagire. Già il mulo. Praticamente quando la famiglia si ritirava dentro la casa ritirava  anche il mulo, prezioso in quella zona per trasportare arnesi, alimenti, prodotti agricoli su e giù per le stradine del rione caveoso. E il mulo dormiva dentro la casa, vicino al letto. Aveva la sua mangiatoia e il suo abbeveratoio. E non è l’unica stalla. Sul fondo si apre un altro ambiente in cui veniva conservato il letame o ammucchiata la paglia.
Ma il letto chi ospitava ancora? ovviamente i due genitori e il più piccolo. Gli altri figli dormivano o nella culla ai piedi del letto o nei cassetti del comò aperti.

Lo spazio era gestito in modo molto razionale ma a scapito di quali condizioni di vita?
Un unico tavolo, piccolo. Si mangiava in piedi prendendo il cibo con le mani da un unico piatto.
Tutti gli attrezzi appesi alle pareti.
Il telaio dove la donna tesseva addossato ad una parete. Su una parete anche le assi dove lavorava il pane, i timbri che servivavno per riconoscerlo, la bilancia, vari canestri e setacci.
Pochi ed essenziali i mobili. Un comò, una madia, poco altro. Alcuni mobili creavano le divisioni all’interno della casa.

E dove si faceva da mangiare? In una nicchia scavata accanto all’ingresso. La cucina economica veniva alimentata con due diversi sistemi per le cotture rapide e quelle prolungate. Appese, tutto in ordine, le pentole di rame, i vari mestoli. Le brocche disposte in piccole nicchie. Altro che le nostre cucine … ci chiediamo: ma la superficie di lavoro? evidentemente avevano trovato una soluzione anche a quello.

Vicino alla cucina, per terra, il braciere intorno al quale ci si scaldava nelle serate d’inverno.

Poggiato sul comò un ricamo incompiuto. Piccole note di vita vera. Le donne nonostante il degrado, lo spazio angusto, i mille stenti trovavano anche il tempo per queste attività tipicamente femminili …

Quanti pensieri si affollavano nelle nostre menti mentre la visita per i sassi proseguiva. Percorrendo quelle stradine mentre ci facevano vedere i sistemi ingegnosi per recuperare l’acqua pensavamo: di notte dovevano essere deserte. Senza luce elettrica, all’interno della buia gravina (la grande spaccatura carsica intorno alla quale sono stati scavati  i Sassi), la vita degli abitanti doveva essere segnata dal sole.
Niente luce, niente acqua corrente, niente sistema di fognature. Le strade principali erano un sistema di fognature a cielo aperto come ancora oggi si trovano in alcuni paesi del sud del mondo. La gente camminava, i carretti passavano e nel centro c’era la fogna. Nel periodo fascista la fogna è stata semplicemente coperta ma non è stato fatto nessun sistema di canalizzazione.

Interessante anche la visita alla cantina dove veniva prodotto e conservato il vino. Suggestive le chiese rupestri.
Suggestiva la visita in un laboratorio artigianale dove ci sono state mostrate alcune lavorazioni tipiche e ci sono stati offerti assaggini dei prodotti tipici del posto. Non male considerata la fatica e l’ora, soprattutto.

Insomma una visita imperdibile che però vi suggeriamo di fare con una guida per poter capire pienamente tutto. Oltretutto le guide sono del posto e spesso hanno avuto parenti (in genere nonni) che hanno vissuto nei Sassi e quindi ne danno una testimonianza precisa e preziosa.

Alla prossima

Carlo & Loretta

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